Motociclismo

Amarcord, Since 1989

XT 600Z Tènèrè.

La prima "vera" moto. Un monocilindrico quattro tempi raffreddato ad aria. Come quasi tutti i mono dell'epoca vibrava molto, ma erano comunque i primi passi in un mondo che da li in avanti mi avrebbe regalato molte soddisfazioni.

XT 600

La prima moto nuova.

E dopo le soddisfazioni e i piccoli viaggetti decisi che era ora di cambiarla. Soddisfatto della moto decisi di rimanere in Yamaha e visto che la nuova Tènèrè aveva solo l'avviamento elettrico (cosa utile ma la pedalina offriva una sicurezza in più) decisi di passare alla XT 600.

Fuoristrada

L'esordio nel mondo delle moto sporche di fango.

Quasi per caso mi trovai a sporcare le ruote in un improvvisato campetto da cross di periferia. La XT 600 in fuoristrada era insospettabilmente agile e divertente. Dopo poco, cominciava ad andarmi stretta, mi serviva qualcosa di più performante: era giunto il momento del passo successivo, la Yamaha TT 600S.

Motorally

Si fa sul serio.

Dopo l'improvvisato campetto da cross cominciarono le uscitine "amichevoli"... praticamente una battaglia dall'inizio alla fine tenuta a colpi di gas, derapate e staccate al limite. Ero ormai pronto al fuoristrada agonistico che iniziò con gli amici di un negozio di fuoristrada della periferia romana divenuto un punto di riferimento per gli appassionati. Campionati regionali, interregionali e campionato italiano motorally erano le gare che frequentavo. Dopo 5 anni di fuoristrada con l'amato TT 600 passai all'unica moto non Yamaha che avevo posseduto fin lì: un'agilissima Suzuki DR 350 S. Leggera, manegevole e con i cavalli giusti per divertirsi in off-road. Si poteva mettere le ruote ovunque in assoluta semplicità. In quel periodo nei motorally la parte del leone la facevano la Honda XR 600 R e per l'appunto le piccole Suzuki. Trovarla usata in buone condizioni non era semplice, ma fui fortunato e ne acquistai una semi nuova. In seguito gli feci alcune "migliorie": Kit completo filtro aria, collettore di scarico (malformato per un difetto di progettazione già dalla fabbrica) pistone wiseko, molle anteriori e posteriore WhitePower, cavi dei freni sostituiti con quelli ad alta pressione (in treccia), serbatoio in plastica, mascherina e codino after-market, rapporti corti ed altre cose minori...

L'Africa

Potevo esimermi?

Poteva un rallista che si rispetti non andare in Africa? Assolutamente No! Ed io non lo feci. Eravamo quattro Honda XR 600, una Yamaha TT 600 ed io con la mia piccola Suzuki DR 350 S (già talmente preparata per le gare che potevo tranquillamente chiamarla "R"). L'esperienza fu talmente bella che la ripetei l'anno seguente con un altro amico che possedeva una bellissima Kawasaki KLX 650 R (il mitico Fabio Bizzi!!!). Ma questa è un'altra storia...

Honda Africa Twin 750 RD04

La regina.

Ho sempre detestato i simboli e quando leggevo nei forum che l'Africa Twin veniva chiamata "la Regina" storcevo il naso. Mi dovetti ricredere. Peso mastodontico, dimensione che incutono timore, equilibrata, insospettabilmente manegevole (tranne quando c'era il fango...) e inarrestabile. Si "La Regina", con la elle maiuscola. Poche volte l'ho condotta in fuoristrada, per paura di rovinarla, e la reazione dei miei amici era: "ma tu sei matto a correre così!". In realtà il bilanciamento dei pesi rendeva il tutto molto semplice. Certo era una moto che andava condotta con l'acceleratore, non era pensabile portarla nel fango o in percorsi dove bisognava usare la forza fisica per "spostarla" o controllarne le eventuali sbandate. Un po la rimpiango, lo ammetto.

Honda Dominator 650

La sorella minore.

Era la moto che decisi di affiancare all'Africa Twin per non rovinarla. Monocilindrico raffreddato ad aria, motore semplice ed affidabile, buon bilanciamento che dava la sensazione pesasse meno di quanto in realtà non fosse. Con buoni copertoni si poteva affrontare anche il fango, grazie alla sella bassa e ad un baricentro basso, per contro le sospensioni originali non erano minimamente paragonabili a quelle della sorella maggiore. Buone solo per un uso turistico su asfalto. Comunque mi consentì di divertirmi in tutta tranquillità.

Peugeot Satelis 250

Un altro acquisto nuovo.

Uno scooter dal motore brillante, dai consumi contenuti e da una buona protezione aerodinamica. In un paio di mesi inanellai una serie di viaggetti, Roma-Orvieto (260 Km A/R), Roma-Rep.San Marino (750 km A/R), Roma-Bolzano (1500 km A/R). Fui costretto a venderlo per alcuni problemi alla schiena (forse avevo esagerato) :-)

Piaggio Beverly 500

Il classico scooter italiano.

Pregi e difetti, che in realtà già conoscevo e non si rivelarono quindi una sorpresa. Motore robusto, freni ben bilanciati, ruotone posteriore che contribuisce ad una buona tenuta di strada, sospensioni non eccellenti, ma c'è di peggio. Elettronica migliorabile...